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22 Settembre 2012
Valentino Pace
Professore ordinario di storia medievale e bizantina
 

 
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MOTIVAZIONE: Da un artista a uno storico dell'arte, attraverso scienza, tecnologia, economia e diritto. Valentino Pace è uno storico dell'arte medievale. È dunque studioso di una stagione particolarmente importante nella storia di Lanciano e della Frentania, segnata nella propria identità più profonda dalle vestigia di quell'epoca. Valentino Pace è storico della scultura, della pittura, dell'architettura, dell'oreficeria, della grafica, dalle miniatura medievali; arti che tutte specificamente concorrono a definire la storia, e dunque l'identità, della cultura frentana. Di questa cultura Valentino Pace è vera espressione perché egli è un grande studioso, che ha insegnato in molte università europee ed americane e può vantare una bibliografia di duecentocinquanta titoli. Valentino Pace e anche un grande promotore, organizzatore e conduttore di mostre e altri eventi culturali, destinati alla valorizzazione del nostro patrimonio storico e artistico. L'assegnazione del premio a Valentino Pace risponde dunque alla più autentica ispirazione della nostra Associazione che intende offrire un grato riconoscimento all'eccellenza dei risultati scientifici ed artistici da lui conseguiti.
 
VALENTINO PACE, nato a Lanciano il 2-10-1944, è professore Ordinario di Storia dell'Arte Medievale e Bizantina all'Università di Udine, dove insegna dal 1998. Dal 1976 professore di "Early Christian and Medieval Art" del Trinity Coll. di Hartford, Conn. (Rome Campus). Ha anche insegnato in altre università italiane (Roma / La Sapienza e Napoli / Ist. Universitario Orientale) e straniere (Heidelberg, Johns Hopkins (Baltimore), Bonn, Princeton, Monaco di Baviera, Girona, Basilea).
È membro straniero dell'Accademia delle Scienze e Lettere della Norvegia, oltre che socio ordinario della Società Romana di Storia Patria.
Ha ricevuto un "Diploma d'onore per meriti scientifici" da parte dell'Università di Belgrado nel 2010; è stato "Richard Krautheimer Professor" presso la Bibliotheca Hertziana / Max-Planck-Institut für Kunstgeschichte fra il 2010 e il 2012. È stato "foreign member" dell'ICMA (International Center of Medieval Art, New York) e Socio aggregato del Centro di Studi sulla Spiritualità medievale di Todi.
È membro del comitato scientifico e redazionale di riviste: Assaph (Università di Tel Aviv), Iconographica (Università di Siena), Imago Temporis (Università di Lleida), Quintana (Università di Santiago de Compostella), Zograph (Università di Belgrado).
È stato membro del Comitato scientifico di mostre nazionali ed internazionali, fra le quali "Federico II e l'Italia. Percorsi, luoghi, segni e strumenti" (Roma, Palazzo Venezia, 1995-1996), "Mother of God" (Atene, Museo Benaki, 2000-2001), "Tesori dell'arte cristiana in Bulgaria" (Roma, Mercati di Traiano, 2000), "Il futuro dei Longobardi" (Brescia, 2000), "Le Bibbie atlantiche" (Abbazia di Montecassino, Firenze, Biblioteca Mediceo-Laurenziana 2000-2001), "Bvzantium"
(Londra, Royal Academy of Arts, 2008-2009), "Giotto e il Trecento", Roma, Vittoriano 2010), "Die Staufer and Italien (Mannheim, REM, 2010-2011).
Ha ideato, organizzato e coordinato la preparazione del convegno su "LVIII secolo, un secolo inquieto" (Cividale del friuli, 2008)

Corre sul filo del telefono la mia conoscenza con il professor Valentino Pace. E storia di solo qualche giorno fa. Questa pubblicazione doveva andare in stampa, ma mancava ancora la mia consueta presentazione del personaggio premiato, come in tutte le edizioni precedenti del "Frentano d'oro". Tardavo perché avrei gradito incontrare di persona il professor Pace, per meglio cogliere qualche spunto sulla sua figura.
Udine, però, dove il professore vive e dispensa all'Università il suo sapere sull'arte, e città molto lontana da noi, cosi ho dovuto accontentarmi del telefono. Una telefonata, pensate, benedetta pure dal suono delle campane, che da una chiesa vicina entrava nitidamente nello studio e nel telefono del professore, tanto che potevo sentirlo da Lanciano.
Lascio ad altri, che ne hanno competenza e autorevolezza, il compito, su questa stessa pubblicazione, di parlare del ruolo che riveste il professor Pace come studioso, critico e docente d'arte a livello nazionale e internazionale. Io, come giornalista di provincia, mi limito a riferire di qualche aspetto del suo rapporto con Lanciano, che ho potuto cogliere in quella breve telefonata.
Alla classica domanda su qualche ricordo del-la sua città natale, il professore risponde veloce. .Ricordo - dice - quando giocavo al 'Giro d'Italia' con i miei compagni». Come al Giro d'Italia? «Si, al Giro d'Italia con i tappetti delle bottiglie lungo un percorso disegnato per terra. I tappetti li giravano dalla parte del sughero su cui ognuno attaccava la figura del suo ciclista preferito e, quindi, cominciava la corsa spingendo i tappetti con il pollice o l'indice. Una cosa seria, che durava anche due ore».
Ecco, solo un "grande" della cultura, qual è Valentino Pace, può mettere al primo posto dei ricordi della sua città di origine il Giro d'Italia con i tappetti. E peccato che io non sia in grado di descrivere la naturalezza, la soddisfazione e l'intima gioia che trasparivano dalla sua voce mentre mi parlava di quel gioco che i bambini di oggi non hanno la fortuna di conoscere.
Una soddisfazione che ho colto nella sua voce pure quando mi raccontava che lui, in realtà, doveva fare l'avvocato, come il fratello Alessandro, tanto che si era iscritto a Giurisprudenza e aveva sostenuto pure sei-sette esami. Poi, un giorno, dopo un viaggio a Venezia, alla Fondazione Cini, il giovane Valentino mise penna in carta per far sapere in famiglia che lasciava Giurisprudenza e passava a Lettere, perché voleva dedicarsi alla critica d'arte. E ricorda che più male di tutti ci rimase zio Ninnì (il celebre avvocato Nicola Tommaso Pace) perché, diceva, «i Pace sono tutti giuristi». Ma oggi il mondo accademico dell'Arte, e non solo, può testimoniare quale percorso abbia aperto al giovane Valentino quella lettera "coraggiosa" scritta da Venezia.
A Lanciano, Valentino Pace ha frequentato le elementari e le medie, poi Liceo e Università a
Roma. Le elementari dalle sorelle Cauli, in corso Roma. II professore, ancora oggi, ricorda e descrive con chiarezza, Armida, Elodia e Ada, le tre sorelle, maestre per eccellenza. E ricorda una Bella bambina che gli faceva battere il cuore; Roberto Pappacena, suo insegnante alle medie; i tanti compagni di scuola e di giuochi. E ancora: il sapore dei "cavicionetti", la macelleria di Ginesio, il barbiere vicino al Comune, le feste di settembre. Ricordi indelebili, portati il giro per il mondo, a scoprire assieme il mondo dell'arte.
Si commuove, il professore, lui che ha ricevuto tanti premi e riconoscimenti accademici, per l'attribuzione del "Frentano d'oro". «E un evento diverso - dice - perché arriva dalla mia terra, dalla città dove sono nato, dalle miei origini. E il "cuore" e al di sopra di tutto. Ringrazio l'associazione "II Frentano d'oro" e il suo presidente Ennio De Benedictis per questo riconoscimento, di cui davvero andrò sempre fiero».
Ripete sempre il presidente De Benedictis: «L'intento del Premio "II Frentano d'oro" e quello di conservare con atti tangibili la memoria delle persone che hanno onorato la nostra terra nei suoi valori più nobili ed elevati dal punto di vista intellettuale, morale, professionale, artistico e filantropico». Bene, premiando il professor Valentino Pace non si poteva fare scelta migliore.
Mario Giancristofaro Giornalista

A CHE SERVE UN PREMIO
A che serve un premio come il Frentano d' Oro? Credo che, innanzitutto, serva a rafforzare il senso di appartenenza di un piccolo popolo al suo territorio, specie quando non c' è unità etnica sulla quale fondare tale senso di appartenenza. Nel caso della Frentania, questo è particolarmente vero, perché molte sono le etnie dalle quali provengono, nel corso dei secoli, i suoi abitanti e tutte si sono felicemente fuse tra loro.
Il Frentano d' oro serve dunque a mostrare, anno dopo anno, che il territorio è capace di produrre persone che si distinguono abbastanza nei loro settori di attività da acquistare una eminenza nazionale e internazionale. Lo dico senza imbarazzo, anche se scrivo queste righe solo per compiacere Ennio de Benedictis, fondatore del Premio, ignorando il fatto che io stesso sono stato insignito del Frentano d' Oro, e lo considero uno dei maggiori riconoscimenti che ho ricevuto nella mia carriera. Ma io non sono particolarmente modesto ed Ennio, quando vuole ottenere qualcosa, non demorde fino a quando non ha raggiunto il suo obbiettivo.
D'altronde, a conferma definitiva della serietà del Premio, del suo non inchinarsi a poteri palesi o occulti, locali o centrali, stanno le personalità di almeno quattordici di coloro che ne sono stati insigniti nelle quindici edizioni che, compresa
quella di quest'anno, ed escludendo il caso del sottoscritto, il Frentano d' Oro ha avuto finora.
Si studino i curricula di ciascuno di essi e si dovrà concludere che essi sono confrontabili, senza sconti, con quelli dei premiati dai maggiori premi nazionali. Altra caratteristica notevole dei premiati, e la varietà dei campi in cui essi operano. Si va dallo scultore al fisico nucleare, al direttore d' orchestra, al giurista, al medico.
La Frentania non ha una popolazione molto numerosa. Eppure, ne sono più che certo, volendo mantenere gli standard di qualità che il Premio e riuscito ad assicurare finora, non solo si sarebbe potuto raddoppiare il numero dei premiati annuali, ma che gli anni avvenire mostreranno, come quelli passati, una assoluta mancanza di penuria di candidati di alto livello. Forse e stato proprio il fondersi tra Toro di tante etnie a dare a chi e nato da queste parti la capacità di distinguersi ovunque il destino lo porti ad abitare e a lavorare. Con buona pace dei razzisti!
Congratulazioni quindi ad Ennio de Benedictis, inventore e animatore del Premio. In sua assenza sono certo che le edizioni sarebbero state di meno e che, forse, la scelta dei candidati avrebbe finito per soccombere, come in tanti casi, a motivi e interessi che poco hanno a che fare con la ricerca della eminenza professionale dei candidati. La Frentania dovrebbe essergli assai più riconoscente.
Prof Marcello De Cecco

UN IMPEGNO VERSATILE
Se gli interessi preminenti della ricerca di Valentino Pace, in oltre quarant'anni di serrato e appassionato lavoro, vertono sull'arte, la cultura, la società del mondo bizantino, in particolare nell'ambito dell'Italia meridionale, si deve però subito aggiungere che da questo fulcro si irradia una sfaccettatura ricchissima di altri più o meno collaterali studi testimonianti un'attenzione (e si deve dire anche una illuminata curiosità) di ben più ampio respiro. La pittura, la scultura, l'architettura medioevali, l'oreficeria, il restauro rientrano con altre specifiche discipline nella sfera della sua attività, non solo di studio ma promozione, organizzazione, conduzione di eventi volti alla valorizzazione di un patrimonio storico-artistico meritevole di essere portato o riportato in primo piano. Assidua la sua collaborazione, spesso di vertice, a mostre e convegni sfociati nella pubblicazione di importanti volumi (degli "atti", ma spesso autonomi) che compongono ormai un corpus fondamentale nel settore, per la ricerca storica e scientifica. La sua bibliografia è ricca di almeno duecento testi, tra libri, cataloghi, saggi, articoli, "voci" di enciclopedie, recensioni e contributi vari, oltre alle cure editoriali e di coordinamento scientifico. Tutto questo esplicitato su base internazionale, frequentissima essendo la presenza di suoi scritti in libri e
riviste pubblicati in Stati europei e d'oltreoceano. Ma all'estero Valentino Pace si può dire che sia di casa, avendo insegnato in molte università straniere ed essendo membro di Accademie, Centri internazionali di studio, comitati scientifici di riviste: da Baltimora a Bonn, Princeton, Monaco di Baviera, Basilea; e da New York a Tel Aviv, Belgrado, Londra, Parigi, Santiago di Compostella, ecc. Né manca nel suo curriculum un buon numero di titoli di specifico e sempre alto interesse abruzzese.
Prof . Giuseppe Rosato Poeta, narratore e saggista
 
 
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